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Rischi finanziari e rischi puri, qual’è il vero pericolo?

Nel processo di pianificazione finanziaria è fondamentale ridefinire correttamente il concetto di rischio. Quando si costruisce un piano di investimento finalizzato alla realizzazione di obiettivi di vita distribuiti nel tempo – come l’acquisto di una casa, la tutela della famiglia o la costruzione di una pensione integrativa – la domanda centrale diventa: quali sono i rischi che possono realmente compromettere il raggiungimento di tali obiettivi?

Nella pratica, quando si parla di investimenti e di asset allocation, il rischio viene generalmente identificato con il rischio finanziario, cioè con la volatilità dei rendimenti generata dalle oscillazioni dei mercati. Tassi di interesse, tassi di cambio, andamento dei mercati azionari, variazioni nel merito di credito degli emittenti: tutte queste variabili possono influenzare il valore di un portafoglio nel tempo.

Questi rischi vengono spesso definiti rischi finanziari  (o speculativi) e hanno una caratteristica particolare: sono simmetrici, ovvero possono produrre sia effetti negativi sia effetti positivi. Un aumento dei tassi di interesse, ad esempio, può penalizzare il prezzo delle obbligazioni a tasso fisso; allo stesso modo, però, una riduzione dei tassi può generare un incremento del loro valore. In altre parole, il rischio finanziario rappresenta la naturale controparte della possibilità di ottenere rendimento.

Proprio per questa ragione, tali rischi possono essere gestiti e ridotti attraverso strumenti tipici della gestione finanziaria: una corretta diversificazione del portafoglio, una asset allocation coerente con gli obiettivi dell’investitore e un orizzonte temporale adeguato. Un obiettivo di breve periodo richiederà generalmente un portafoglio più prudente e meno esposto alla volatilità, mentre obiettivi lontani nel tempo potranno tollerare una maggiore esposizione ai mercati azionari, che storicamente offrono migliori prospettive di rendimento nel lungo periodo.

Tuttavia, concentrarsi esclusivamente sui rischi finanziari rischia di far perdere di vista un aspetto molto più rilevante. L’obiettivo ultimo della pianificazione finanziaria non è semplicemente massimizzare il rendimento degli investimenti, ma garantire nel tempo un adeguato tenore di vita all’individuo e alla sua famiglia.

In quest’ottica, occorre chiedersi quali eventi possano realmente compromettere la stabilità economica di una persona. Difficilmente un anno negativo sui mercati finanziari è in grado, da solo, di determinare un crollo del tenore di vita. Questo avviene non solo perché molti risparmiatori hanno un’esposizione limitata ai mercati azionari, ma soprattutto perché il benessere economico di una famiglia è generalmente sostenuto dal reddito da lavoro o dalla pensione, più che dal rendimento del patrimonio finanziario.

Esistono però altri eventi che possono incidere in modo molto più drastico sulla stabilità economica di un individuo: si tratta dei cosiddetti rischi puri. A differenza dei rischi finanziari, i rischi puri sono asimmetrici, poiché producono esclusivamente effetti negativi e non offrono alcuna possibilità di guadagno. Tra questi rientrano, ad esempio, il rischio di premorienza, l’invalidità permanente, la perdita dell’autosufficienza, gravi problemi di salute o responsabilità patrimoniali derivanti da eventi imprevisti.

Questi eventi possono avere conseguenze economiche estremamente rilevanti. Si pensi, ad esempio, a una persona che stia accumulando risparmi nel corso della vita per costruire una rendita integrativa futura. Un andamento sfavorevole dei mercati potrebbe certamente ridurre il capitale finale disponibile, ma un evento come una grave invalidità potrebbe compromettere completamente il piano di accumulo: non solo verrebbe meno la capacità di generare nuovo reddito, ma potrebbe essere necessario utilizzare il patrimonio già accumulato per far fronte alle nuove contingenze di vita.

A differenza dei rischi finanziari, i rischi puri non possono essere gestiti attraverso la diversificazione del portafoglio. Essi possono però essere trasferiti, almeno dal punto di vista economico, tramite strumenti assicurativi specifici, come polizze temporanee caso morte, coperture per invalidità, assicurazioni sanitarie, polizze infortuni o prodotti di long term care.

Proprio per questo motivo, all’interno di un corretto processo di pianificazione finanziaria, l’analisi dei rischi puri dovrebbe rappresentare il punto di partenza. Prima ancora di definire strategie di investimento o asset allocation, il consulente deve valutare quali eventi potrebbero compromettere in modo significativo il benessere del cliente e della sua famiglia, predisponendo adeguate soluzioni di protezione.

Solo dopo aver costruito una solida struttura di protezione sarà possibile concentrarsi sulla gestione efficiente del patrimonio finanziario. Anche la migliore strategia di investimento, infatti, rischierebbe di rivelarsi inefficace qualora un evento imprevisto colpisse il cliente senza adeguate coperture.

In definitiva, i rischi finanziari possono influenzare l’andamento degli investimenti, ma sono i rischi puri a rappresentare la minaccia più grave per la stabilità economica di una persona. Per questo motivo una pianificazione finanziaria realmente efficace deve integrare due dimensioni complementari: da un lato la gestione degli investimenti, dall’altro la protezione dai rischi che possono compromettere il percorso di costruzione del benessere e minare l’obiettivo primario che è il mantenimento di un adeguato tenore di vita nel tempo.